I fondatori



Gigi Galli,

dal larghissimo cappello di paglia, i calzoni scuri arrotolati fino al polpaccio era stato, a Venezia, un personaggio colorito. Aveva avuto una vita dinamicissima, poi era approdato a Civitanova dove aveva trovato un ruolo nella squadra di calcio. Fisico poderoso, mostrava anche negli anni 50 la sua forza quando, in caso di mare grosso, doveva andare a soccorrere qualche incauto bagnante incapace di tornare a terra. Inforcava, stando in piedi, i remi della barca di salvataggio e vinceva la forza delle onde con affondi poderosi. Quando aveva riportato a riva l’incauto gli faceva un predicozzo in veneto, molto breve:

“La prossima volta stai attento perché puoi lasciarci la pelle”

Di primo mattino, Galli scrutava il Monte Conero. Sapeva dire subito, dall'alitare dei venti, che tempo avrebbe fatto. I ragazzi facevamo il programma sulla base del bollettino-meteorologico: sole eguale a bagni e giochi di spiaggia; cielo velato uguale a passeggiate lungo il litorale e partitelle di calcio. Se per disgrazia pioveva, non si tornavano a casa ma si facevano concedere da Maria un casotto dove rimanevano a giocare a carte. Naturalmente la concessione era preceduta da mille raccomandazioni:

“Lasciate la porta aperta, non sporcate, non giocate a quatrì!”

Quando lavorava da Gaetani, Gigi d’estate si dedicava già all’attività balneare e lo stabilnnento intestato a lui venne fuori prima della seconda guerra mondiale. All’inizio era ubicato dentro il poprto, poi si trasferì sul lungomare nord, dove è oggi. Si trattava di uno stabilimento lunghissimo che andava dall’attuale ristorante Ciavattini fino al molo.

Buono, intelligente, qualche volta impulsivo, e poliedrico: sapeva fare di tutto. Si costruì da solo barche di salvataggio e ben 36 mosconi. Questa era la sua flotta. Praticava prezzi miti e ai ragazzini squattrinati faceva sconti, di pomeriggio dava loro il panno gratis. Magari poi quelli lo ringraziavanoaiutandolo a smontare gli ombrelloni. Ai clienti dava qualche servizio più degli altri, e si ingegnava a migliorare le attrezzature. Come bagnino era una sicurezza: aveva imparato ad adare in gondola a Venezia, sapeva come si governa una barca anche con vento e mare grosso.

Da calciatore era un mediano possente che non faceva molti complimenti. Ma anche leale. Questo era il suo carattere: era un tenace assertore dei propri diritti, ma conosceva anche quelli degli altri. Ed era generoso: sesso pagava da bere al chiosco. Insomma, un uomo che si è fatto tutto da sè, che sapeva fare vari mestieri, ed ha gestito l’attività di bagnino per quasi mezzo secolo, morendo a 83 anni, nel 1978.

Maria

era una donna sempre vestita di scuro, di poche parole, abituata a non commentare i fatti e fatterelli di spiaggia. Avrebbe lasciato a chi le sarebbe succeduta nellà gestione questa massima lapidaria:

“Sulla spiaggia si sentono e si vedono tante cose ma noi dobbiamo non sentire e non vedere, niente pettegolezzi sennò la serietà del bagnino è finita e la gente cambia aria”

 

Maria era il contrappeso al carattere fiero del marito, ne calmava qualche volta i bollenti spiriti con la sua padiziosa tranquillità. Qualcuno diceva che Maria era severa, ed era anche vero; ma il fatto è che interpretava il suo ruolo con molto rigore: non consentiva a nessuno di sgarrare, in spiaggia si doveva tenere un comportamento educato. Certo Maria non faceva gli scherzi di Gigi che una volta si presentò ad un alto funzionario (che lo svegliava il mattino alle sei perché voleva andare in spiaggia) fingendo di imbracciare un fucile. Si prese uno spavento, quello, e non credo abbia avuto più voglia di fare il bagno all’alba!