Come eravamo…


…”A quei tempi c’erano quattro file di ombrelloni, molti dei quali privati. Tra gli scogli e il mare che fronteggiava lo stabilimento c’era uno stretto corridoio di acqua alta. La prova della verità veniva fatta lì, ma qualcuno ogni tanto ci lasciava la pelle. Incauti contadini che cadevano nella buca e ai quali inutilmente Gigi praticava la respirazione artificiale.

Era ancora un turismo d’élite, per questo i poveracci che si avventuravano a Ferragosto facevano spicco con la loro pelle bianchissima sotto il giro della canottiera, l’abitudine a lavarsi con grossi pezzi di sapone da bucato, le scottature per il troppo sole preso senza alcuna protezione. I ragazzi tentavamo qualche volta la traversata degli scogli, che consisteva nel partire dal molo e nel giungere fino al termine dello sbarramento. Per tornare dal “Veneziano” c’era poi la via-mare, con l’avvallamento sopra ricordato, non più esteso di 15 metri. Qualcuno se lo faceva senza mai tirare fuori la lesta dall’acqua.

La vita di spiaggia era fatta di tante piccole cose, diverse ogni giorno, che insaporivano la vacanza. L’industria balneare era ai primordi, tutto era artigianale, in spiaggia non c’era ombra di ristorante. Ma le tariffe del noleggio dei mosconi erano basse, la compagnia buona, gli incontri numerosi e alla fine della stagione ci si scambiavano fotografie, che ancora resistono in qualche album. In qualcuna emerge, sullo sfondo, il larghissimo cappello di paglia di Gigi Galli, fasciato da un nastro nero, e il suo volto cotto dal sole, dove saggezza e scetticismo si univano per gestire la baracca e avvertire i clienti dei pericoli di quel mare che lui conosceva come le proprie tasche”…